…una guida utile per tutti gli italiani che vogliono fare il grande passo e trasferirsi a Vivere in Colombia. Scrivete e fate domande, così da poter dare ad altri lettori un quadro più chiaro della situazione Colombiana…
Prima di scrivervi l'articolo, un annuncio di servizio: per favore, evitate di scrivere commenti autocelebranti la vostra attività, o pubblicitari del vostro mestiere o del vostro sito web nei post. Tanto non ve li pubblico. Se volete essere pubblicati, mi contattate, vi fate conoscere, portate esempi tangibili dei vostri "successi" (per capire che non siete i truffatori di turno) ... e solo dopo arriverà la pubblicazione. Grazie.
Prendendo spunto dalle domande di alcuni di voi ho capito che c’è un po’ di confusione su come si convalida/omologa un titolo di studio in Colombia, ma soprattutto non si sa dove farlo, come farlo, che documenti portare ... quindi vediamo di affrontare l’argomento passo passo e fare un po’ di luce.
Innanzitutto "omologare" è diverso da "convalidare" ... nel primo caso non si è in possesso di un titolo di studio vero e proprio, ma solo di esami/crediti che vogliamo abilitare per proseguire la carriera di studi in una università colombiana, mentre nel secondo caso si è in possesso di un titolo di studio e si richiede di accreditarlo per ottenerne il riconoscimento in Colombia. L’omologazione, a differenza della convalida, non la fa il "Ministerio de Educaciòn Nacional" ma la fa qualsiasi istituto scolastico o universitario ... perciò si possono anche trovare differenze notevoli fra un istituto e l’altro ... apro una parentesi.
Il Ministero preposto alla convalida dei titoli di studio.
Alcune università, per omologare i crediti/esami, richiedono che non abbiate abbandonato da tot anni (di norma cinque), altrimenti vi faranno ripetere totalmente la carriera senza riconoscervi nulla. Altre invece estendono il termine fino a dieci anni, ma con delle sorprese... vi riconoscono gli esami "secondari" e vi fanno ripetere i principali o al loro posto richiedono un contorno di materie che nulla hanno a che vedere con la carriera in sè. Ci sono stati casi nei quali (nel mio settore) non hanno omologato "composizione" (esame cardine di Architettura), ed al posto dei crediti mancanti han richiesto quattro esami di "etica", tre di "epistemologia", due di "vattelapescaggine" (insomma, vaccate). Il senso? Non saprei dirvi, ma ... non sono qui per fare polemica... proseguiamo.
La domanda che ci si può porre in alcuni casi è: ma sarà che la mia laurea, diploma, titolo, eccetera, verrà convalidato in Colombia?
Al Ministero avvertono che è difficile poter fare uno studio a priori a causa della quantità spropositata di titoli di studio che esistono nel mondo, quindi di non domandarlo a loro ... semplicemente bisogna vedere se la propria laurea, diploma, laurea breve, eccetera, è riconosciuta dalle istituzioni ministeriali del proprio paese (in alcuni casi valgono addirittura le lauree online o a distanza). Nel caso in cui il titolo sia riconosciuto, ma non esistano precedenti convalide, avvisano che vi potranno sottoporre ad un eventuale esame di legalizzazione o esame accademico per potervi consegnare la convalida. Parlo di "precedenti" perchè è il sistema più usato per poter legalizzare un titolo di studio ... quando ero stato a convalidare il mio titolo, risulta che qualche anno prima vi fosse stato già un precedente per la stessa laurea e la stessa università ... quindi niente esame ... insomma m’è andata di chiappa!
La biblioteca "Virgilio Barco" dell'architetto colombiano Rogelio Salmona.
Comunque ve la faccio semplice, parlandovi di "precedenti", ma in realtà quello che faranno saranno una valutazione giuridica ed una valutazione accademica del vostro titolo di studio. Cito: "…con el Análisis Jurídico se evalúan aspectos tales como la naturaleza jurídica de la institución que otorga el título, la naturaleza jurídica del título otorgado y el reconocimiento de la metodología bajo la cual se desarrolló el programa académico cursado por el solicitante. Con el Análisis Académico de los estudios cursados por el solicitante, se determina que éstos sean razonablemente equivalentes a los ofrecidos en Colombia. En este sentido, los estudios son objeto de una evaluación académica por parte de pares expertos, que teniendo en cuenta el contenido del programa, la intensidad horaria, el número de créditos, los trabajos de investigación, si es del caso, entre otros, determinan la denominación y la equivalencia de los estudios cursados...".
Ok, cosa devo fare per convalidare il mio titolo di studio tanto sudato?
Riunire tutti i documenti e portarli all’UAC (Unidad de Atención al Ciudadano) del Ministerio de Educación Nacional che si trova nella Calle 43 n° 57-14 a Bogotà, nella quale vi daranno uno username e una password per seguire in via virtuale lo stato della convalida. In ogni caso vi chiameranno o vi manderanno una mail quando sarà il momento per andare a ritirare i documenti con convalida.
Ricordate che TUTTE le traduzioni vanno "apostillate" dal Ministerio de Relaciones Exteriores (che si trova qui a Bogotà).
Va bene ... e quali sono i documenti che devo riunire?
Fotocopia del diploma del titolo che deve essere con apostille italiana, tradotto al castigliano e traduzione con apostille colombiana.
Originale o fotocopia del certificato di qualificazione o del piano di studio, rilasciato dall’ente nel quale avete studiato (con apostille italiana, tradotto al castigliano e traduzione con apostille colombiana).
Fotocopia del vostro documento di identità (cédula de extranjería o passaporto).
La ricevuta di pagamento della convalida che deve essere a nome vostro anche se avete mandato qualcun altro in banca a pagare al posto vostro.
Per i master o i dottorati consigliano di consegnare anche la copia del lavoro di investigazione o della tesi di dottorato.
Tre postille: nel caso in cui non abbiate il certificato di qualificazione o piano di studio, potete richiedere alla vostra università di inviarlo direttamente al Ministerio de Educación Nacional; ricordate che il traduttore che vi traduce i documenti non può essere un amico bravo a tradurre, ma deve essere qualcuno riconosciuto dal Ministerio de Relaciones Exteriores; tutti i documenti dovete presentarli rilegati ed in apposita carpetta ... cito: "...debe presentar los documentos requeridos en una carpeta celuguía debidamente legajados..."
Questa è la "carpeta celuguía".
Ho capito ... e quanto costa?
Per il 2013, autenticare una laurea costa 432.000 pesos, mentre un master ed un dottorato costano 491.000 pesos. Ovviamente non vale portare tutti i documenti insieme ... al Ministero specificano che ogni titolo va considerato a sè. Quindi se dovete convalidare laurea, master e dottorato sono 432+491+491 e buonanotte al secchio. Dovete pagare nella banca BBVA, cuenta de ahorros 31000016-1 codice 11 per lauree, codice 17 per masters e dottorati ... e ricordate che la ricevuta deve essere a nome di chi richiede la convalida.
E dove trovo un traduttore riconosciuto dal Ministerio de Relaciones Exteriores?
Lo trovate qui, è sufficiente inserire alla voce "Idioma": Español - Italiano - Español , cliccare su "buscar" e come per magilla ... ecco la lista dei traduttori ufficiali!
Perchè hai parlato solo di titoli di studio quali lauree, masters e dottorati e non hai citato i diplomi di scuola superiore?
Perchè in realtà la convalida si fa solo su lauree, masters e dottorati... per i diplomi non saprei cosa dirvi. Il Ministero non dà soluzioni in merito e riporta solo che non li convalida e punto.
In definitiva ... vorrei chiudere dicendo che noi italiani siamo anche fortunati, visto che la stragrande maggioranza dei nostri titoli di studio viene riconosciuta a livello Colombia ... un po’ meno fortunati sono gli amici colombiani quando arrivano in Italia e devono far riconoscere il loro titolo, che il più delle volte si traduce in un vero e proprio calvario per non ottenere nulla. Certo è che le cose stan cambiando, e un articolo che pubblicai un po’ di tempo fa lo conferma: l’Italia è uno dei paesi stranieri che sta, piano piano, accettando titoli di studio ottenuti in Colombia. Comunque, per qualsiasi dubbio, potete anche consultare questo link (link ufficiale del Ministero) sul quale troverete anche altre informazioni sulla omologazione/convalida. Un saluto ... a presto!
Massimiliano, 38 anni, originario di Bari, capo magazziniere in una città lontana dalla sua di origine, è un ragazzo italiano che sogna da sempre la Colombia. Uno dei primi appassionati lettori del mio blog, è finalmente riuscito ad organizzarsi un viaggio per la città che porta nel cuore: Cartagena de Indias! Un viaggio estenuante di 21 ore d’aereo ma con tutta la curiosità e la voglia di scoprire, vedere, sentire sulla pelle se tutto ciò che aveva letto e sentito dire sulla città, valeva la pena. Il racconto del suo viaggio...
Ciao Massimiliano, sei appena tornato da Cartagena e sicuramente avrai ancora addosso le sensazioni che ti ha lasciato quella città. Raccontaci un po’ ... qual’è stata la prima sensazione che ti ha colpito una volta sceso dall’aereo?
Sono arrivato alle 9 di sera a Cartagena e la prima impressione è stata quella di essere stato catapultato in una realtà diversa dalla nostra. Caldo, umidità e le palme sulla pista di atterraggio sono le prime cose che mi hanno colpito. Sono uscito dall'aerporto ed ho trovato la mia ragazza ad aspettarmi. Abbiamo preso il taxi, chiaramente contrattando il prezzo, e siamo andati all'appartamento che avevo preso in affitto per i miei 15 giorni di permanenza. E' stato molto bello il tragitto aeroporto-appartamento perchè si passa davanti al centro storico della città ed anche se era oscuro ho potuto scorgere la bellezza della muraglia ed anche abbiamo attraversato tutta la zona turistica il barrio Bocagrande con i suoi innumerevoli grattacieli. Comunque vista la stanchezza del viaggio la mia vacanza è iniziata il giorno dopo!!! In questi 15 giorni ho cercato di vivere la città il più possibile. Ho visitato più parti della città per capire meglio come è la vita a Cartagena. Ho chiesto alla mia ragazza di farmi vivere come lei vive a Cartagena. Sicuramente in maniera molto diversa da come siamo abituati qui in Italia però, non per questo, peggio di come viviamo in Italia.
Una giornata tipo dei tuoi 15 giorni?
La mattina come mia abitudine mi svegliavo presto e mi piaceva tanto passeggiare per le strade della città. Verso l'ora di pranzo andavo in spiaggia a trovare la mamma della mia ragazza, la Sig.ra Aura che di lavoro fà la Palenquera e che mi deliziava con le sue insalate di frutta e nel pomeriggio continuavo le mie passeggiate in compagnia della mia ragazza. L'unica cosa che mi è mancata è stata non andare a ballare ma ho avuto la fortuna di trovarmi alla festa del fratello di Temilda e quindi è stato bello lo stesso
Quindi sei venuto in Colombia per amore. E come ti sei conosciuto con la tua metà?
Ho conosciuto la mia ragazza di nome Temilda circa 4 anni fà su internet. All'inizio è stato tutto un gioco ma con l'andar del tempo abbiamo capito che fra noi c'era qualcosa di speciale. E così dopo tanti sogni, parole e promesse l'ho conosciuta. All'uscita dell'aeroporto non l'ho vista subito e devo dire sinceramente che mi sono preoccupato un pò. Ma il momento in cui lei si è avvicinata a me è qualcosa che non potrò mai dimenticare. Ho inziato a sentire il mio cuore che batteva forte e dentro di me mi son detto: finalmente ce l'ho fatta!!!! Ho avuto l'impressione di conoscerla da una vita e fra noi è andato tutto bene dal primo momento.
Ti faccio un grossissimo in bocca al lupo, allora, perchè tu possa coronare una vita insieme a lei, ma raccontaci un po’, Cartagena, com'è? Voglio dire ... l'immagine che ti sei creato dai racconti della tua ragazza, da quello che hai letto ... c’è un fondo di verità, oppure la sensazione è totalmente soggettiva?
Come ho già detto in precedenza erano 4 anni che leggevo e la mia ragazza mi raccontava di Cartagena ed avevo un pò paura che l'idea che avevo fosse completamente sbagliata. Invece no!!! La città è bellissima soprattutto il centro storico. Non per niente è patrimonio dell'Unesco. Entrato nel centro storico è stato come fare un tuffo nel passato. Le case in stile coloniale, la muraglia, la cattedrale e tante altri piccoli particolari che mi hanno lasciato veramente colpito. La zona turistica piena di hotel e di locali. Le spiaggie con un mare stupendo. Ma soprattutto la gente di Cartagena è fantastica. Sempre a disposizione per darti un'informazione e sempre con il sorriso sulle labbra.
Già dai primi giorni mi sono trovato a mio agio. Ho avuto la sensazione di essere a casa, di essere in una città in cui avevo già vissuto e non parlo solo della zona dedicata ai turisti. Ho chiesto a Temilda di farmi conoscere anche l'altra faccia di Cartagena. Ho preso le tipiche busetas per arrivare quasi fino alla fine della città (Barrio Ternera) e con le dovute precauzioni ho passeggiato per le vie di questi quartieri di estrato più basso. Non posso negare di non aver visto povertà ma onestamente mai mi sono sentito in pericolo. Le persone che vivono in questi quartieri hanno qualcosa di particolare. Mi spiego meglio: gente molto cordiale, affabile con cui poter parlare tranquillamente. Forse non faranno vita da nababbi ma vivono con tanta serenità e sempre sorridendo alla vita.
In conclusione mi sono innamorato di Cartagena con tutti i suoi pro e i suoi contro.
Dalle foto di Massimiliano: "atardecer" a Cartagena.
E non solo di Cartagena!! Ci hai detto che sei stato a Cartagena 15 giorni, ma ugualmente ti voglio chiedere, c'è qualche tradizione o aneddoto particolare che ti ha colpito e che ci vuoi raccontare?
Tradizioni particolari della città non le ho vissute e questo mi dispiace tanto. Sarebbe bastato fermarmi una settimana in più per vedere come i Cartageneros passano la settimana santa con i suoi dolci tipici. Però posso raccontarvi un aneddoto......
Il fratello della mia ragazza ha organizzato una festa in casa. La festa è iniziata alle 2 del pomeriggio ed è finita alle 2 della notte. Impianto audio delle migliori discoteche, birra e rum a fiumi, champeta ad altissimo volume e tantissimi ragazzi che ballavano e si divertivano. La cosa che mi ha colpito di più è che nessuno dei vicini si è mai lamentato. Come se fosse tutto normale!! IO mi sono divertito tanto. Non ho imparato a ballare la champeta però mi è piaciuto ascoltare questa musica giovane e vedere ballare tutti.
Vedrai che avrai tutto il tempo per imparare! Ma non pensi che questa cosa possa essere “fastidiosa” per chi viene a Cartagena per fare altre cose che non siano da turista?
Sicuramente può essere fastidioso per chi non è abituato però son cose che avvengono nei quartieri più popolari della città e dove forse nessuno straniero andrebbe mai ad abitare a parte me!!
Dalle foto di Massimiliano: "la ciudad amurallada" con vista sul barrio di Bocagrande.
Te lo chiedo perchè anche io sono stato a vivere in un quartiere popolare di una città colombiana nota per la sua "parranda" (non Bogotà) e ... sinceramente pensavo ci fosse più “confusione”, invece solo una domenica hanno fatto una festa in comune nel barrio con la reinterpretazione vallenata di alcuni classici della salsa, però è stata una cosa di un paio d’ore al massimo ed a volumi contenuti. Ma tornando a noi, anche se sei andato solo come turista, come hai trovato Cartagena? Costosa o Economica?
La città di Cartagena è fondamentalmente costosa che tu sia un turista o un cittadino. Tutto costa tanto ed anche di più penso di altre città colombiane. Però se impari a muoverti bene come fà la maggior parte della gente riesci ad economizzare. Andare a fare la spesa al mercato del Bazurto costa sicuramente meno del centro o di Bocagrande. Quindi bisogna solo capire bene come muoversi e non avere troppe pretese.
Non avere troppe pretese da che punto di vista?
Quando dico che non bisogna avere molte pretese vorrei far capire che se una persona cucina in casa comprando dal piccolo supermercato vicino casa, usa il bus invece del taxi, compra i suoi vestiti o quello di cui ha bisogno in negozi più economici e quindi accontentandosi di quello che trova può fare una vita lo stesso tranquilla e senza troppe "pretese".
Dalle foto di Massimiliano: monumento a la India Catalina.
Certo è che “senza troppe pretese” include anche una serie di servizi che, per chi è fin troppo abituato alle comodità di casa, si danno per scontato. Come pensi che andrebbero affrontate queste cose?
Guarda, è sufficiente non vivere in un quartiere troppo costoso. Trovi le stesse cose ma con dei prezzi più bassi. Non potrai avere la casa dei tuoi sogni ma le cose basilari le cose necessarie le trovi lo stesso. Basta sapersi accontentare!!!
Capisco. Io intendevo anche dal punto di vista dei servizi alla persona, ma mi rendo conto che è complicato rendersene conto in 15 giorni, ma dimmi, mi risulta che Cartagena sia la seconda città con più italiani in Colombia, ne hai incontrato qualcuno? E com’è stato l’incontro?
Si ho incontrato alcuni italiani che avevo conosciuto su facebook. Ho avuto l'onore di conoscere il console onorario di Cartagena il sig. Pietro Abbrescia, ho conosciuto Gianpaolo che ha una panetteria nel quartiere Manga, Mariano che oramai sono 6 anni che fà la spola fra Napoli e Cartagena e Massimo che ha una società di taxi sempre Cartagena. E' stato bello incontrare italiani dall'altra parte del mondo.
E sei stato in spiaggia? Com’era? Molti dicono che i venditori ambulanti sono un po' intensi...
Si sono stato in spiaggia. Non sono organizzati come da
noi ma sono molto belle. E poi fare il bagno nell'oceano è stata una esperienza
bellissima. Con i venditori ambulanti sulla spiaggia non ho avuto
tanti problemi e ti spiego il perchè: primo quando andavo in spiaggia mi sedevo
sempre vicino la mamma della mia ragazza che vende frutta sulla spiaggia e
quindi nessuno mi tormentava con qualcosa da vendere e secondo perchè ho
imparato subito a dire: NO GRACIAS!!!! E così i venditori ambulanti andavano via
subito.
Tre aggettivi positivi di Cartagena e tre aggettivi negativi?
Aggettivi positivi: bella, incantevole, storica. Aggettivi negativi: costosa, a volte trasandata,altri aggettivi negativi non ne trovo forse sarà perchè me ne sono innamorato!!!
Con quanto pensi che sia possibile vivere a Cartagena?
Penso che per poter vivere a Cartagena da europeo sia necessario guadagnare almeno 2,5milioni di pesos. Se si vuole vivere da cartageneros sono sufficienti anche da 1 a 1,5 milioni di pesos.
Vuoi salutare qualcuno e lasciarci con alcuni consigli?
Ringrazio tutti coloro che leggeranno la mia intervista sperando che possa essere utile e vi consiglio con tutto il cuore di visitare la città di Cartagena perchè ne rimarrete colpiti.
Massimiliano vi lascia la sua mail in caso vogliate contattarlo o parlare con lui in maniera più approfondita del suo viaggio a Cartagena (maxattolini chiocciolina liberopuntoit). Vi ricordo, in chiusura, che chiunque può proporre una sua intervista sul blog. Se la cosa vi attira, e volete raccontare la vostra Colombia, mandatemi una mail!! Come avrete notato il blog sta un po' cambiando faccia. Ci sono un paio di widget nuovi e curiosi (in basso a destra un assaggio) e c'è un formato da compilare per restare in contatto con me e chiedermi quello che volete. Ho eliminato la mail perchè davvero non ci stavo dietro ... scrivete numerosi, allora! Alla prossima! =)
Ricordo ancora con un sorriso quando presi la decisione di venire a vivere in Colombia. Il sorriso fu più che altro per i commenti che qualcuno mi faceva a controcanto quando comunicavo che volevo venire qui ... in questa terra quasi sconosciuta e quasi dimenticata dalle tradizionali rotte turistiche: ma ... e ci sono le strade là? Ma ... e vai a vivere in mezzo alla foresta? Ma ... e le case esistono? Ma ... e là sono tutti mulatti? Ma ... e la violenza? Ma ... e la droga? Ma ... e ci vai senza sapere la loro lingua (forse si riferivano al Arawac, al Chibcha o al Caribe)?
Ora ... qualcuno lo diceva per prendere per le chiappe, ma qualcuno ci credeva davvero!! Al che io sorridevo e dicevo: ma gente, geneticamente proveniamo da un popolo di grandi esploratori e cadiamo su queste ovvie banalità da pantofolai che ignorano che il mondo è andato avanti dai tempi di Colombo? E quindi ... quest’articolo è anche per voi ... che ignorate che la città dove vivo è una città tutta da vedere, vivere e scoprire. Mancate solo voi, per visitarla, proprio come in questo video degli Aterciopelados. E allora ... Bogotá ... in un video musicale!
Una joya brilla entre montañas, imponente, Bogotá / Bella, misteriosa, fascinante, que romántica ciudad / Mil sonidos que escuchar, tantas calles por andar / Cada estrella una ilusión / La vida es intensa aquí, y solo faltas tú, Bogotá / Y solo faltas tú / Aquí tú tocas cielo, y vuelas sobre el suelo / Metrópolis bicolor, la vida está de fiesta aquí / Y solo faltas tú, Bogotá / Tu niebla me abriga, San Victorino me fascina / En Teusaquillo yo brillo, en Usaquén me siento bien / Aquí no caen las hojas, aquí escribimos estrofas / Monserrate me eleva, tú ven cuando puedas, Bogotá / Que linda es Bogotá / Diversa Bogotá, ven cuando puedas / Y solo faltas tú / Es la ciudad donde nací / Y te esperamos / Aquí. Vista di Bogotá dal mirador de "La Calera".
Il video apre con la vista di Bogotá dal "mirador" di Monserrate, del quale parleremo in seguito. Un altro "mirador" famoso di Bogotá che purtroppo non è stato inserito nel video è sulla salita (molto apprezzata dai ciclisti locali) che dalla calle 86 con carrera 7, porta al pueblo de "La Calera". E’ talmente vicino alla città e talmente conosciuto, che non credo di conoscere un colombiano, o uno straniero, che passando per Bogotá non si sia fatto almeno una foto ricordo dal mirador. Il posto è apprezzato per essere tappezzato di ristoranti, discoteche e piccoli chioschi nei quali è possibile sgranocchiare qualcosa (arepas, chorizo, mais abbrustolito, empanadas, ...) e bere, oltre a un buon tinto bollente, il canelazo. Utile soprattutto perchè siete sopra a Bogotá (quindi sopra ai 2600 s.l.m.) e caldo non fa. =)
Seguono le immagini del nuovo aeroporto "El Dorado" (aperto circa a metà del 2012) del quale è assolutamente vietato chiedermi una critica architettonico/urbanistica e ... beh qui interpreto ... la facciata di una casa con un noce giallo su sfondo rosso. Interpreto nel senso che non ne sono certo, ma visto che il "nogal" è il simbolo della città di Bogotà, ed i colori della sua bandiera, derivante dalla bandiera spagnola, sono appunto il giallo (rappresentante giustizia, clemenza e virtù) e il rosso (libertà, salute e carità)... è facile capire perchè sia stato usato in un video su Bogotà.
La toma del palacio de justicia de Bogotá
Poi ... ci si sposta direttamente nel cuore di Bogotá, dove questa città trova i propri natali, ovvero nel barrio de "La Candelaria". Nel video, quel "portale architettonico" che si vede sulla sinistra fa parte del nuovo palazzo di giustizia (il vecchio è stato distrutto dopo la tristemente nota "toma del palazo de justicia" del novembre del 1985) ed alla sua destra la chiesa simbolo della città che è la "Catedral Primada de Bogotá" ("Catedral Basílica Metropolitana de la Inmaculada Concepción" nel suo nome completo). Siamo fra le carreras 7 e 8 con le calles 10 e 11 nella piazza principale di Bogotá che è "Plaza de Bolívar". La zona è permeata di storia e di curiosità (La casa del Florero, El mono de la pila, ...), è un gigantesco centro culturale, civico ed amministrativo, base della maggior parte delle università e dei palazzi di Governo, zona di teatri, di atelier di artisti ... ma purtroppo mi ci vorrebbero decine di articoli per raccontarvela.
Il video ci mostra successivamente il cerro di Monserrate, al quale si arriva (dalla calle 2 con carrera 21) con la funicolare, con la teleferica, oppure si fa come tutti i fedeli che fanno un voto e poi si percorrono a piedi tutti e 1500 i gradini che arrivano fino a quota 3.152 s.l.m. dove è situato il “Santuario del Señor Caído de Monserrate”. Alla zona sono legate leggende (la leyenda del pie rígido e la leyenda del venado de oro) e credenze (una classica è che salire fino a Monserrate con la morosa, porta sfortuna alla coppia, ma la sfortuna non vi colpisce se siete sposati). Dovete informarvi, però, prima di pianificare la camminata, perchè non è infrequente che venga chiusa per la manutenzione annuale ... addirittura ricordo che l'anno che arrivai in Colombia la chiusero perchè era a rischio frana. Probabilmente è proprio per evitare il rischio che ogni anno la chiudono in un determinato periodo per farle manutenzione.
Vista di Bogotá dal cerro de Monserrate
Infine passiamo sulla Calle 80 vicino all’incrocio con l’Avenida Ciudad de Cali (credo sia la 80 per via dela corsia riservata al Transmilenio), mostrano la teleferica sopra citata e dei "malabaristas" (giocolieri) allenandosi nel "Parque de los Periodistas", vicino al "Templete del Libertador" (sullo sfondo il Transmilenio, il trasporto massivo della città, e la caratteristica nube da pioggia sui cerros retrostanti). Il parco è situato sulla Avenida Jiménez de Quesada, che nel 1997 è stata opera di un ambizioso progetto di ristrutturazione dello spazio urbano ed è oggi conosciuta anche come "Eje Ambiental". Molto interessante da percorrere, soprattutto considerando che è stato ripulito e sistemato meno di due mesi fa. Gli stessi bogotani avvisano: "...se recomienda acudir con cámara de fotos durante el recorrido...". Una curiosità sul tempietto di Bolívar: è stato progettato da un italiano, ed il basamento è la casa di un artista incaricato di ristrutturare i monumenti rappresentativi dello Stato e dei personaggi che hanno contribuito alla storia della Colombia.
Il Templete del Libertador. Foto presa dal blog di Tatiana Salazar.
Dopo alcuni fotogrammi di vita vissuta, vediamo un pezzettino del lago del Parque Metropolitano Simón Bolívar, il polmone verde della città con un’estensione superiore al Central Park di New York, conta più di 400 ettari. Nonostante si possa considerare come un "megaparco", i bogotani tendono a riferirsi ad esso definendo ogni unità come elemento a sè, è per questo che parlando del Simón Bolívar si dovrà definire se parliamo del Parque Central, o dei parchi satellite (Parque el Salitre, Parque Recreo-Deportivo El Salitre, Museo de los Niños, Parque de "Los Novios", Palacio de los Deportes, Complejo Acuático Simón Bolívar, Unidad Deportiva El Salitre, Centro de Alto Rendimiento, Biblioteca Virgilio Barco, Plaza de los Artesanos, Jardín Botánico José Celestino Mutis). Comunque a Bogotá esistono moltissimi altri parchi, al di là del Bolívar: Santander, Tercer Milenio, Bosque de San Carlos, Tunal, el Recreo, Ciudad Montes, de la Independencia, el Renacimiento, de la 93, el Virrey, fra quelli che ricordo sul momento... ma sono molti molti di più.
La mappa del megaparco...
Seguono artisti di strada e concerti ... ricordiamolo, che Bogotà è stata capitale Iberoamericana della cultura nel 2007 ed è sede di importanti fiere, opere teatrali, concerti (per citare il parco di cui sopra, Rock al parque in luglio, Jazz al parque in settembre, Hip Hop al parque in ottobre, Salsa al parque in agosto, Ópera al Parque in novembre, Colombia al Parque in luglio, sono alcuni).
Programma di "Rock al parque 2013".
Il video poi mostra alcuni fotogrammi di edifici (fra i quali la Torre Nord de la Ciudadela San Martín –qui vista da nord verso sud sulla carrera settima, mi pare-, il Palacio de San Francisco, il Museo del Oro con alcuni interni del medesimo), le calles della Candelaria (almeno ... salvo vaccate a me sembrano nella Candelaria), la ciclovìa, alcuni fotogrammi dell’ultimo festival iberoamericano del teatro (che meriterebbe un articolo a parte), un museo, il giardino botanico, scene di vita in città e nella savana di Bogotá, passando dalle immagini della "Laguna de Guatavita" (che ha dato origine alla leggenda del El Dorado), shopping, lavorazione del cuoio, fino a tornare a Monserrate.
Giusto un paio di appunti:
La torre nord della Ciudadela San Martín è stata terminata nel 1983 e con i suoi 47 piani per 171 metri di altezza è stata per anni fra le prime dieci torri più alte dell’America Latina. Per la difficoltà di costruzione, ma soprattutto perchè fu abitata solo vent’anni dopo è stata considerata la “cattedrale nel deserto” di Colombia, ed ha segnato la fine della costruzione di grattacieli sopra ai 100 metri a Bogotá per parecchio tempo, finchè non furono inziati i lavori del Parque Central Bavaria e della Torre Colseguros.
La torre nord della Ciudadela San Martín, vista da sud a nord sulla carrera settima.
A Bogotà esistono le vie ciclabili (ciclorutas), però tutte le domeniche
ed i giorni festivi, vengono chiuse al traffico le carreggiate delle
strade principali (non tutte) per permettere ai bogotani di sfruttare
spazi creativi e sportivi che vengono principalmente utilizzati per il
trasporto in bicicletta, e creando così quelle che vengono chiamate ciclovìas. La città è stata pioniera nella proposizione
delle ciclovìas, e conta con la rete viaria per bicicletta più grande
dell’America Latina (circa 100km).
Mappa delle ciclabili a Bogotà. E' ... gigantesca!! Presa dal sito del Comune di Bogotà.
Bogotá ha un’ampia offerta di musei, ubicati perlopiù nel centro della città: Oro, Botero, Nacional, de las Esmeraldas, de la Independencia, de la Moneda, de La Salle, de Arte Moderno, de Arte Colonial, de los Niños, Aeroespacial, Geológico, Militar, de la Policía, ecc.
Dal santuario di Monserrate, il video prosegue con una galleria di luoghi sacri: il "Santuario del Divino Niño Jesús", fondato dai salesiani nel 1935 (uno dei luoghi di pellegrinaggio più famosi e frequentati della Colombia), ed una bella immagine dell’altare in marmo raffigurante il Cristo Risorto; passando poi per la "Iglesia Nuestra Señora del Carmen", quasi contemporanea del santuario sopracitato, in stile gotico e progettata da un architetto italiano dell’Ordine dei Salesiani (anche qui possiamo ammirare un interno); e la croce della riconoscibilissima "Catedral de Sal de Zipaquirá", una Chiesa di circa 8700 mq costruita dentro a una miniera di sale ora in disuso, ed il "frontone campanario" della chiesetta che sta di fianco alla Catedral Primada de Bogotá (purtroppo non ricordo come si chiami, ma credo che sia l'Arcidiocesi...). Parlando di miniere di sale, non è la stessa cosa siamo d'accordo, ma a livello di atmosfera interiore io preferisco di gran lunga la sorella minore di Zipaquirá che è la "miniera di Nemocón".
Lo specchio d'acqua dell'entrata alla miniera di Nemocón.
...intermezzo di "tren de la Sabana"...
Monserrate, altre scene di vita bogotana, fra le quali vediamo un angolino del Monumento a Rafael Uribe nel Parque nacional Enrique Olaya Herrera, l’edificio della camera di commercio centrale della calle 26, che ha vinto un premio di architettura e che è posizionato in una zona relativamente interessante per gli uffici di rappresentanza, i campi da golf (probabilmente qui mostrano il campo del golf club “el Country Bogotá 3”), l’edificio del comune di Bogotà (Palacio Liévano nella plurinominata plaza Bolívar), una calle della Candelaria con i caratteristici balconi chiusi in legno, tipici dell’architettura coloniale, la cupola del centro interattivo Maloka con la "scultura" dei due anelli, scene dal Parco di divertimenti del Salitre Mágico, la plaza Bolívar, il camminamento che sale a Monserrate, in una delle scene in movimento si vede il supermercato Éxito del centro commerciale Gran Estación, a lato di Cine Colombia, ritornando attraverso scene di vita alla plaza Bolívar.
Foto della Camera di Commercio di Bogotà presa da skycraperscity (nel thread corrispondente ci sono altre foto degli edifici della zona). Peccato sia tagliata in alto ...
E poi fiori ... frutta, verdura ... un signore che si mangia un Aguacate (Avocado). Qui non è raro vedere, agli angoli delle strade dei barrios, dei carrettini che vendono frutta e verdura ... ma credo che il più frequente sia proprio il carrettino dell’aguacate, che si mangia "così". Fetta, sale, via andare, e passa la paura! Piatti e vini della gastronomia gourmet di Bogotá ... come dicevo in un altro articolo, qui esistono ristoranti da far impallidire i tre stelle Michelin ... si vedono anche un paio di bicchieroni di "jugos naturales" (succhi di frutta al naturale) che sono una tradizione colombiana a tavola (si, è stato difficile abituarcisi, nonostante siano buonissimi), ed infine Andrés Carne de Res a Chía. Uno dei ristoranti di carne, forse, più conosciuti a livello di America Latina ... e non scherzo ... lo conoscono perfino in Messico! Comunque ne avevamo parlato in un altro articolo di Andrés (devo decidermi a mettere un benedetto motore di ricerca nel blog), quello che non avevo detto è che non è solo ristorante ... ci si balla pure, dentro, come da immagini del video.
Io andrei a mangiare in altri ristoranti ... per esempio questo della foto ... per esempio è uno di quelli che ho ristrutturato io, ma non ha niente a che vedere. =P
Ed il video conclude con il Santuario "Nuestra Señora de Guadalupe", costruito nel 1945 sui 3.260 metri del cerro di Guadalupe, mostrandoci la statua di 15 metri d’altezza della "Virgen de Guadalupe", il Monumento a Rafael Uribe nel Parque nacional Enrique Olaya Herrera ed un tramonto della città. Il cerro di Guadalupe e quello di Monserrate sono i "cerros tutelares" di Bogotá, ed alcuni "indígenas" li chiamavano: il piede di nonna (pie de abuela - Guadalupe) ed il piede di nonno (pie de abuelo - Monserrate).
E dopo l'atardecer, arriva la notte... foto presa dalla pagina Facebook I love Bogotà.
E ... beh, una critica personale per chiudere ... Bogotá è molto di più di ciò che si vede nel video, anche perchè racchiudere una città da 9 milioni di persone in tre minuti e mezzo scarsi è complicato ed è più che normale lasciare fuori moltissime cose, ma personalmente sarei uscito un po’ di più dai confini del centro città. Certo è che il video è istituzionale (girato per conto di Bogotá Humana, Alcaldía Mayor de Bogotá e Instituto distrital del turismo), e sicuramente sarà stato anche patrocinato da ... mmmm ... qualcuno (chissà chi). Quindi, qui come in Cina, chi promuove e chi paga, scelgono. =) E ... non voglio macchiare il video dicendo le solite cose note sul fattore sicurezza. Ne abbiamo già parlato e sapete cosa ne penso. A presto!!
NB: per aver portato a mia conoscenza il video, ringrazio Ingrid. =) ...ma soprattutto per alcune "dritte" sui luoghi del video ringrazio Diana!! =D
Pubblico qui un articolo che viene dall'italianissima Macerata, dove vive l'amico Nelson Prisciliano che gentilmente ha voluto lasciare a tutti i lettori del blog una testimonianza culturale di questo querido país che é Colombia. Il titolo é bellissimo ...
Colombia: gioco di mille amori e una rabbia
"A Úrsula la enterraron en una cajita que era apenas más grande que la canastilla en que fue llevado Aureliano, y muy poca gente asistió al entierro, en parte porque no eran muchos quienes se acordaban de ella, y en parte porque ese mediodía hubo tanto calor que los pájaros desorientados se estrellaban como perdigones contra las paredes y rompían las mallas metálicas de las ventanas para morirse en los dormitorios. Al principio se creyó que era una peste. Las amas de casa se agotaban de tanto barrer pájaros muertos, sobre todo a la hora de la siesta, y los hombres los echaban al río por carretadas. El domingo de resurrección, el centenario padre Antonio Isabel afirmó en el púlpito que la muerte de los pájaros obedecía a la mala influencia del Judío Errante, que él mismo había visto la noche anterior."
Le manifestazioni artistiche sono riflessi e riflessioni di una cultura, sia perché rispecchiano quello che ha in abbondanza, sia perché corrispondono ai desideri delle cose mai avute. Fra queste estetiche e creative vie di accesso, è magari la letteratura quella che gode di maggiore libertà e si permette l’arbitrio di confonderci la realtà con l’assurdo dell’inverosimile, con immagini capaci di svegliare i sensi e disperare la pelle con il caldo o schiacciarci le ossa dal freddo nelle narrazioni dei posti che descrive. E’ il suo lavoro. A che servirebbe l’impegno della letteratura se non si producesse questa reazione fisiologica e mentale tra l’opera e il lettore?
E’ proprio questa sensazione che viene materializzata in ogni pagina del libro più famoso della letteratura colombiana e fra quelli della latinoamericana, che si è guadagnato un posto nello scaffale d’oro delle opere universali tradotto in più di 35 lingue: Cent’anni di solitudine, di Gabriel García Márquez, esempio di eccellenza del genere realismo magico americano. Senz’altro la forma più dilettante ed edonista di conoscere l’idiosincrasia del gene colombiano.
Però per inserirsi e comprendere la cultura colombiana attraverso le sue opere bisogna circondarla dall’ottica geografica, ontologica e politica che copre il panorama che la germina. Colombia è la vantaggiosa “casa de la esquina”[1] del Continente Americano, attraversata dal sud ovest al nord, dalla maestosa catena montuosa di Los Andes, che divide il paese in due grandi parti. Nelle tre braccia della cordigliera si trovano le principali città e centri amministrativi nazionali dispersi nel gioco strepitoso della sua topografia. Ai loro piedi, puntando verso meridione, infinite pianure, valli e foreste allucinanti si stendono al punto da fare confondere i punti cardinali nella densità dell’Amazzonia tra i confini con il Brasile e Venezuela. Senza dimenticare che in mezzo a questa vastità di etnobiologia[2], si alza come enigmatico labirinto dell’immaginazione divina, isolata al nord in riva al mare caraibico, un’imponente ed esorbitante montagna di selva e neve, alta fino ai 6000 metri e grande quanto la regione del Veneto italiano: la sacra Sierra Nevada de Santa Martha. Essa concorre in stupefacente gara di bellezza con la selva umida del Choco lungo la riva dell’oceano Pacifico, dal confine con l’Ecuador fino a Panamá, patrimonio dell’umanità in cui si sono spostati i discendenti degli schiavi rapiti e portati via dalla grande Africa 500 anni fa che oggi conformano un’ampia, orgogliosa e allegra comunità[3] da ritmo di tamburi e le note della gaita impressi nell’anima e tante volte dimenticata dalla centralità del potere bianco.
Una gaita "macho", caratteristica delle cumbias. Immagine presa dal blog victorserpavillalobos
L’ubicazione sulla linea equatoriale fornisce Colombia di uno stesso clima tutto l’anno (tranne le epoche di piogge e tempo secco), ciò vuol dire che si scende da una città alta 2600 metri sul mare e 17° a mezzogiorno a un paesino sui 1400 metri e una temperatura di 30° in un percorso di 100 chilometri (ora e mezza di viaggio). L’ampia e generosa varietà geografica e climatica rende la Colombia un paradiso idrico, ricco di mille frutti, cereali e verdure, di infinite risorse geologiche come minerie d’oro, ferro, platino, carbone e tutto quanto la metallurgia e l’oreficeria desiderano. La grata distribuzione di questa varietà influisce notevolmente sul comportamento degli abitanti domiciliati nelle regioni chiamate “Departamentos”; regioni molto diverse fra loro, diverse in clima e paesaggi, a cui il medico genetista Emilio Yunis[4] accredita le caratteristiche della particolare personalità del colombiano, invece di aggiudicarla alla fusione genetica del sangue spagnolo con quello locale. In questo modo di cancella l’idea si essere “regionalistas, aprovechados, avivatos, muy trabajadores, inteligentes, recursivos y creativos” a causa dell’eredità pirata di quelli che arrivarono con Colombo.
Nel suo libro, il dottor Yunis spiega scientifica e storicamente le ragioni per cui Colombia diventa un mucchio di regioni isolate con tendenza all’endogamia e il razzismo (sempre interno), regioni che però condividono tutte la stessa lingua spagnola, con varietà di cadenza e modismi, naturalmente. Ci sono, certo, le comunità indigene, con autonomia culturale e linguistica, popoli pre-europei, padroni originali e vigili mistici del Continente. Fu questa vastissima diversità a colpire e stupire Cristoforo Colombo, il quale narra nei suoi diari di viaggi lo stesso stupore che poi verrà narrato, con perplessità, dalle spaventate menti dei primi cronisti europei e nei silenziosi e prudenti fogli del secolo XVI come fece Fray Bartolome de las Casas nel suo libro Brevísima relación de la destrucción de las Indias[5] nel 1552. E’ questa ricchezza biologica senza paragone nel mondo la causa prima che spiega il nostro passato, presente e futuro dalla cultura all’economia. Una condizione che modella il pensiero collettivo e condiziona i sistemi di mercato.
Quelli stessi “conquistatori”, fuggiti da una Spagna invasa dall’oscurantismo angosciante e conseguente alle decisioni religiose ed interne, fornirono al Continente e alla Colombia la dogmatica genesi ontologica della tradizione cattolica in cui crebbe e credette e ancora crede il popolo americano, al punto che oggi è ancora possibile trovare ideologie ferme nel tempo, come un racconto medievale con le pericolose conseguenze della dualità aristocrazia – chiesa che comandano i destini politici della nazione, che persino alla luce del secolo XXI e un sincretismo delle culture universali, lotta contro l’autonomia accademica che richiama e argomenta con giusta ragione una Modernità assente[6]. .Questa imposizione, non con poca violenza, ha modellato l’immaginario collettivo di una popolazione assolutamente rurale migrata alle incipienti città soltanto a partire della seconda metà del secolo XX, in gran parte spinti dalle crudeli guerre civili nella campagna, guerre mai riconosciute. Oggi, questi borghi sono diventati grandissime città, commistione disordinata di avanguardie architettoniche, gioielli urbanistici, quartieri bohemien, sistemi e reti e di comunicazioni di ultima tecnologia uniti alla precarietà da nascondere nelle periferie. Una società del tutto o niente, una società in cui quello che non si trova è perché non esiste e se non esiste, lì, se l’inventano.
Un'immagine di Bogotá. Vi consiglio di visitare il blog nel quale l'ho trovata: d-campos-bta
La società colombiana del 2011 percorre un agitato periodo di incredulità dove tutto è possibile per rendere l’economia interna un bastone per l’indipendenza e la crescita senza limite o può secolarizzare le sue violentissime problematiche belliche per uno sterile futuro che nessuno vuol riconoscere nelle stupide guerre fra fratelli.
Voi italiani non dovete più chiedere cosa c’è per voi in questa terra; domandatevi e diteci cosa offrite per fare di questa casa, la vostra nuova casa. Inseritevi nella nostra società come uno di noi, fate la spesa e chiedete lo sconto come uno di noi. In questa casa c’è tutto per tutti, bisogna solo avere buon senso, iniziativa di imprenditore libero e amare il suolo che vi sostiene in piedi. In Colombia diciamo: “Chi se ne va non manca e chi arriva non ingombra”, ossia nel nostro paese sono e siete tutti benvenuti; noi abbiamo un fascino per il forestiero, per lo straniero. Ci piace ascoltare storie di mondi lontani e diversi, il nostro udito é sempre affamato dalle avventure dei viaggiatori. In Colombia non esiste un senso di xenofobia, non crediamo che quelli che arrivano “ci rubano il lavoro” e sappiamo che quelli che rubano qualcosa, rubavano già nei loro paesi.
Colombia nel secolo XXI non è lontana dalla geopolitica del globo. In Colombia, quelli che hanno sempre governato obbediscono agli ordini e applicano le decisioni che vogliono omologare il mondo in quel sospettoso nuovo ordine mondiale che nessuno conosce ma tutti subiscono, che ci costringe a lavorare di più per guadagnare di meno senza nessuna garanzia, senza assicurazione medica né pensione e certo, senza investimento all’educazione pubblica.
Per questo, Colombia sarà sempre mossa da una dinamica della contrarietà. Sembra inerente alla natura di questa magica terra il sopportare all’ infinito l’equilibrio cosmico fra il bene e il male, fra verosimile e assurdo e il tutto a seconda dell’arbitrio passionale dei suoi abitanti che li può rendere gli essere più tranquilli e gentili del mondo e fare di questo pezzo del mondo il migliore dei mondi, oppure perpetuarsi nella decadenza e la tristezza e le lacrime di cent’anni di solitudine.
Bene. Avendo dato un po’ un’occhiata a questi necessari punti di riferimento, passerò a elencarvi dei libri, film e telenovele (sì, perché no?) che descrivono attraverso le lettere e il riso la meravigliosa e enigmatica terra dell’ambiguità: fra l’amore e l’odio
Immagine presa da questo link nel quale troverete "unas cositas interesantes sobre Colombia"
Vi avevo già accenato che in 100 anni di solitudine si riassume con molta chiarezza la colombianità. Per sapere di più sulla visione del mondo indigeno, le piante allucinogene, lo sviluppo botanico del mondo e l’esplodere dell’industrializzazione del caucho, costituisce lettura obbligata il libro “El Río” di Wade Davis, del quale c’è la versione in spagnolo e in inglese. Poi, ci divertiamo un po’ e potrete vedere un film di 25 anni fa: “L’ambasciatore dell’India”, che descrive la sottile linea che separa l’ingenuità dalla stupidaggine e che prende come modello di valori l’antivalore del “rebusque”. Continuiamo con l’elenco (vi ricordo che è obbligatorio): un testo piccolo e facile, che pare di più un saggio è “¿Dónde está la franja amarilla?” di William Ospina, giovane scrittore che ha avuto un grande successo nella narrativa attuale con la sua fantastica trilogia iniziata con “Ursua” e poi con “Il país de la canela”. Magnifici!. La terza parte non è stata ancora pubblicata. E’ una narrativa che descrive fedelmente il processo della “Conquista” e scatena con magia e virtù dei bei romanzi, gli avvenimenti violenti e spietati in mezzo alla magnificenza della natura americana.
Torniamo al cinema per vedere “La estratégia del Caracol” di Sergio Cabrera. Semplicemente una figata. L’anarchia e la brillantezza dell’ingegno colombiano. E mi viene in mente un altro film bellissimo, produzione colombo-italiana con Ornella Muti, basato sul libro di García Márquez “Crónica de una muerte anunciada”. Imperdibile. Da un punto di vista fondamentale e accademico, gli scritti del professore Rubén Jaramillo Vélez: “Colombia:La Modernidad postergada”, “Moralidad yModernidad en Colombia” e “¿Qué universidad para qué sociedad?” vi daranno degli strumenti utili per comprendere la formazione della coscienza del paese. Il professor Jaramillo ha guidato le generazioni della filosofia, dell' antropologia e della sociologia nelle università di tutta Colombia e i suoi scritti vengono corredati da una narrativa eccezionale, leggera e affascinante con la serietà e precisione della verità scientifica e il gusto dei bei romanzi. Come vi avevo già scritto, il libro del genetista Emilio Yunis ¿Por qué somos así? aggiunge altri elementi preziosi per saper come sono i colombiani, sempre in un linguaggio per il pubblico “normale”, per il cittadino “de a pié”.
La destinata fusione di culture che iniziò a partire del 1492 cambiò i rapporti universali in un tutte le immediatezze della vita odierna. Cosa sarebbe dell’Italia senza el Tomate, il mondo intero senza le patate, il cioccolato, il mais e il tabacco? Tutti regali della natura, endemici di questa terra americana. E noi, cosa avremmo fatto senza il riso, lo zucchero, le arance, le galline, i maiali e le mucche? La gastronomia si esprime con delicatezza in una saporita opera intitolata “Cartagena de Indias en la olla”, versione di pubblicazione recente in spagnolo e inglese, di Teresita Roman De Zurek.
Per concludere, vi consiglio vedere sul Youtube i video di un programma molto ironico e di un finissimo umorismo nero, fatto in formato “cartoon” di due provocatori specimen: Santiago Maure e Martín de Francisco. In questa scriteriata produzione si mostra la Colombia della strada, dell’ufficio, della politica e dello spettacolo; se la descrive senza scrupoli né censura, il suo nome “La Tele”. Della televisione possiamo riscattare due “telenovelas” che colpirono il pubblico per le loro innovazione con la mescolanza di umorismo, dramma e un copione affasciante: “Café, con aroma di mujer” e “Yo soy Betty la fea”. Tutte e due hanno potuto rispecchiare la società urbana della capitale e il mondo della coltivazione e l’industria del caffè nelle bellissime fattorie del “eje cafetero”. Entrambe ebbero un grande successo che permise loro di essere tradotte in varie lingue e che ancora oggi si possono vedere nella televisione italiana (a pagamento). Grazie alla tecnologia dell’internet, potete allenare il vostro udito linguistico nell'ascoltare i diversi accenti e le modulazioni dello spagnolo colombiano; dopo potete ridere e aggiornarvi sugli avvenimenti di tutti i generi se ascoltate il programma di radio La Luciernaga de Caracol Radio. Un geniale radio giornale, mix di notizie, umore politico e la tipica furbizia colombiana[7].
Non potrei andarmene senza fare riferimento a un giovane pedagogo, giornalista, umorista e imitatore senza precedenti nella storia di Colombia: Jaime Garzón Forero, assassinato 12 anni fa per “sapere molto” su quelle menzogne e vicissitudini della realtà politica di un paese che senza pentimento è capace di ammazzare il riso prima di “perdere tempo in discussioni”. Jaime fu ammazzato perché sarebbe stato “la palla al piede” per una vergognosa e corrotta dittatura civile che prese il potere durante otto tristissimi e decadenti anni in cui il bilancio delle passione e la polarizzazione si inclinò a causa dei sofismi mediatici. Un nero periodo nella storia contemporanea in cui i colombiani si sono odiati reciprocamente (o li hanno fatti odiarsi) come in pochi periodi della vita, che però paradossalmente unificò le comunità scientifica, medica, giuridica, accademica e artistica e gli occhi dell’opinione internazionale fissarono lo sguardo con attenzione per non sentirci più abbandonati.
Ho tentato di scrivervi alcune parole senza altra pretesa di quella di esortarvi ad approfondire, amare e insegnarci le cose che avete da condividere. Penso siano sufficienti per darvi una prima mano nel complesso processo di “capire” i colombiani, che però voi stessi potete completare, confermare o rifiutare a seconda delle vostre esperienze. Resteranno fuori dall’elenco molti altri esempi di colombianità, come il nuovo cinema colombiano, i libri di German Arciniegas e German Castro Caycedo, ecc.
Tutti i testi e i film sono stati scritti in lingua spagnola, tranne quello di cucina, ma a questo punto direi che dovrete essere in grado di capirlo, o almeno di iniziare il corso di lingua con questi testi. Comunque il linguaggio non è mica difficile. Se guardate “La Tele” troverete lo spagnolo “colombiano”, in speciale quello di Bogotà, nella sua massima espressione. Nel frattempo, amici miei, cioè, se non siete ancora in Colombia, vi invito ad attraversare la linea del tempo e andare indietro nel passato per condividere i pomeriggi accanto i saggi abitanti di un epoca veramente “dorada”. Andate pure al Museo dell’oro[8], a Bogotà, un posto unico nel mondo dove le Gioconde e il mistero stanno dovunque guardiate. Poi cambiate finestra e troverete tutti i clima in un solo clima, un piccolo viaggio per la densità nel giardino del rilassamento: il “Jardín Botánico”[9]; le città principali ne hanno uno: proprio per visualizzare il fenomeno surrealista quando Aureliano Buendia chiuse gli occhi per sempre e mille farfalle gialle danzarono con allegria e tristezza, fate omaggio alla sua ostinata memoria e visitate il “Mariposario” di Calarcà, Quindio. Siccome siete lì, andate subito al Parque Nacional del Café[10]. Il viaggio finale è contrastante: potete sentire il silenzio delle stelle e i dei pianetti[11], oppure dovete stare attenti e fare voi il silenzio per sentire la foresta parlare e fate attenzione a gli occhi degli spiriti che vi guardano dalle dimensioni che ancora non conoscete[12].
Il Mariposario di Calarcá. Immagine che potrete vedere nel blog funcrear2008
E’ curioso e non viene mai divulgato il forte vincolo che è sempre esistito fra l’Italia e la Colombia, neanche i colombiani gli danno retta. Al di là di Colombo e Amerigo Vespucci, molti italiani si sono trovati al loro agio in queste terre. Solo si deve pensare che l’inno nazionale è stato composto musicalmente da un italiano, che l’Istituto Geografico di Colombia prende il suo nome dal militare e cartografo italiano Agostino Codazzi, la cui vita sembra fosse stata quella di un avventuriero americano. Sono molti gli esempi di questa fraternità e molti sono i cittadini anonimi e nonne fuggite dalle guerre per salvare, nella vita che trovarono in Colombia, un bel pezzo di cuore dal quale sospirare belle nostalgie per la vecchia Italia.
E’ questo il mio paese; è questa la sua cultura. Un paese che comunque vuol rinascere dalle ceneri con la speranza della sensatezza per costruire la patria sognata per noi e per i nostri figli, una repubblica democratica e moderna senza odio né cattiva ambizione che tanto Jaime ci inviata a seguire.
Con cariño
Nelson Prisciliano Beltrán Casallas
Macerata (MC), Settembre di 2011
P.S.
Domenica 25 Settembre ho partecipato alla 19° Marcia per la pace, da Perugia ad Assisi, e mentre camminavo per l’Umbria pensavo al mio paese e pregavo per questa benedetta terra. L’immaginavo in pace, con le parole di pentimento di tutti quelli che hanno fatto piangere dal dolore, ma soprattutto pregavo perché i miei connazionali togliessero e dimenticassero dal loro cuore la parola GUERRA. Aggiungo questo commento per farvi sapere che ci sono alcuni che dicono che parole come le scritte in questo documento vanno contro “gli interessi della patria” e fanno parte degli “amici del terrorismo”. In una guerra non ci sono buoni e cattivi. La guerra è cattiva da sé; solo può condurre alla morte e porta tristezza e miseria.
Personalmente ho trovato l'articolo molto molto interessante, ed ha fatto luce anche su un paio di cose che non conoscevo. Spero vivamente possa essere lo stesso anche per voi lettori del blog. Per qualsiasi cosa, lasciate pure i vostri commenti, anche se credo che a Nelson non dispiacerá se vi dico che lo potrete contattare direttamente su facebook.
Approfitto per dirvi che ... me ne vado in vacanza ... peró continueró a scrivervi e a rispondere alle vostre mail da una ridente e soleggiata localitá "vacanziera" della costa Messicana. =) Cuídense, queridos amigos ... charlamos pronto!!